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	<title>XaccaWeb Notizie &#187; Segnalazioni ed urla</title>
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		<title>Conferenza Stampa del comitato Stoppa la piattaforma</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 16:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sciacca Bloggalo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato della conferenza stampa del comitato stoppa la piattaforma Il Comitato Stoppa La Piattaforma, formato dalle maggiori associazioni, sia locali che nazionali, operanti nel territorio di Sciacca ha indetto una conferenza Stampa che si terrà Venerdì 28 Maggio alle ore 17:00, presso i Locali della Lega Navale Italiana in Piazza [&#8230;]]]></description>
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<p>Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato della conferenza stampa del comitato stoppa la piattaforma</p>
<blockquote><p>Il Comitato Stoppa La Piattaforma, formato dalle maggiori associazioni, sia locali che nazionali, operanti nel territorio di Sciacca ha indetto una conferenza Stampa che si terrà Venerdì 28 Maggio alle ore 17:00, presso i Locali della Lega Navale Italiana in Piazza Consiglio n°1.<br />
Verranno presentate al pubblico le osservazioni che il comitato ha inviato al Ministero dell'Ambiente e al Ministero dei Beni Culturali, in relazione ai permessi di ricerca d354 CR-SL, d353 CR-SL e d352 CR-SL, relativi ai Comuni costieri di Sciacca, Menfi, Castelvetrano, Mazara del Vallo e Marsala.<br />
Verranno presentate inoltre le azioni che il Comitato sta intraprendendo per informare tutti i Comuni costieri interessati del rilascio di ben 30 concessioni di ricerca petrolifera che interessano la Sicilia Meridionale da Portopalo di Capo Passero a Trapani, coinvolgendo anche le isole Egadi, Pantelleria, Ustica e Linosa.</p></blockquote>
<p>Foto tratta da: www.mondonauticablog.com</p>
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		<title>Ripubblicizzazione dell&#039;acqua forse non è del tutto vero</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 07:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sciacca Bloggalo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si è parlato tanto della ripubblicizzazione dell&#8217;acqua con un emendamento da parte dell&#8217;ARS. Molte le ovazioni da parte di tutti quelli che in Sicilia si sono battuti  per questo obiettivo. Come anche il forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che sta promovendo in questi giorni una campagna referendaria per abolire la legge [&#8230;]]]></description>
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<p>In questi giorni si è parlato tanto della ripubblicizzazione dell'acqua con un emendamento da parte dell'<strong>ARS</strong>. Molte le ovazioni da parte di tutti quelli che in Sicilia si sono battuti  per questo obiettivo. Come anche il <a href="http://www.acquabenecomune.org/" target="_blank">forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua</a> che sta promovendo in questi giorni una campagna referendaria per abolire la legge che ha privatizzato l'acqua in Italia. Però rileggendo gli articoli dell'emendamendo <a href="http://www.laltrasciacca.it" target="_blank">L'AltraSciacca</a> ci propone una diversa interpretazione rispetto alle notizie che adesso sono circolate.</p>
<p>Eccovi cosa scrivono sul loro blog.</p>
<blockquote><p>Leggendo l’<strong>articolo 50 sulla Gestione Integrata del Servizio  Idrico inserito nella finanziaria 2010 Regione Sicilia</strong> (aggiunta da un emendamento del Partito Democratico) sorgono non pochi  dubbi sull’efficacia del provvedimento riguardo proprio il tanto  decantato (soprattutto in questi ultimi giorni) ritorno alla possibile  gestione pubblica dell’acqua nel nostro territorio.  Di fatto, si  aboliscono gli ATO e si cancellano le convenzioni in corso (anche se non  sembra così facile) ma rimane molto da fare per ripubblicizzare il  servizio. Lo stesso articolo 50 se accompagnato ad affermazioni del  tipo: “l’acqua torna finalmente pubblica in Sicilia” risulta  praticamente stonato.</p>
<p>E’ esplicativo, a tal proposito, l’intervento del nostro amico <strong>Luigi  Meconi del Forum italiano dei movimenti per l’acqua</strong> che tenta  di svegliarci da quello che sembra l’ennesimo bluff. Ciò che di  positivo, senza ombra di dubbio, possiamo ricavare da questa vicenda è  che il forte movimento d’opinione nato anche in Sicilia, dopo mesi di  duro lavoro, sta diventando, giorno dopo giorno, sempre più forte. La  gente è sempre più cosciente e convinta che la gestione pubblica  dell’acqua sia l’unica possibilità di garanzia per un accesso  incondizionato al prezioso liquido imprescindibile per la vita umana.</p>
<p>I vertici della politica locale e nazionale, dopo averne parlato e  dopo essersi espressi favorevolmente, soprattutto attraverso annunci e  proclami, dovranno necessariamente inserire in agenda il tema dell’acqua  pubblica e dalle tante parole, dalla tanta aria fritta, si dovrà prima o  poi (speriamo prima che poi) passare ai fatti. Attendendo quelli e  soprattutto, una legge regionale di iniziativa popolare, vi proponiamo  l’attenta analisi di Luigi Meconi e, a seguire, l’art.50 della  finanziaria siciliana 2010. Buona lettura:</p>
<p><strong><em>Cari amici della Sicilia – salviamo l’acqua bene comune e  non merce – salviamo i beni comuni – salviamo i Comuni. </em></strong><em> </em></p>
<p><strong><em> Il vostro Consiglio Regionale mi sembra che non vi abbia  capito. </em></strong><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Questo articolo 50 sulla Gestione Integrata del Servizio Idrico  della finanziaria 2010 Regione Sicilia sembra aria fritta. Forse peggio.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il quadro generale del confuso legislatore nazionale mira al  passaggio del SII a <em>competitività</em> e <em>concorrenza,</em> cioè  al <em>mercato</em> (ultima norma, l’articolo 23-bis…). Con lo Stato, o  il Pubblico, Regolatore (l’Autority nuova entrata, o che sta per  entrare; visti i pronunciamenti di maggioranza e opposizione).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>A me sembra che l’articolo 50 della Regione Sicilia sia  totalmente coerente con il predetto quadro. Non a quanti vogliono  recuperare, o togliere a competitività e concorrenza, al mercato, il  governo dei <em>beni comuni</em>, ma a questo quadro iper capitalistico.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Anzi, mi sembra faccia peggio.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>1)</em><em> Mette paletti contro l’abrogazione degli ATO (commi 2  e 3). L’ATO, dal 2006 persona giuridica pubblica, con tanto di  burocrazia, abbinato alle Spa, persone giuridiche private, con altra  burocrazia, ha raddoppiato i costi del servizio. Quando il Servizio  Idrico era gestito da Consorzi, quest’ultimo, persona giuridica  pubblica, era insieme Ambito e Gestore; quindi con costi infinitamente  inferiori. Aziende Speciali e Consorzi con coerenti forme di democrazia partecipativa, sono  esattamente quanto contenuto nella Proposta di legge popolare promossa  dal Forum e sottoscritta da oltre 400mila cittadini, dalla vostra  Proposta di legge regionale per la ripubblicizzazione del Servizio  Idrico deliberata da oltre 140 Consigli Comunali e infine da quanto si  vuole con i tre Referendum di cui si sta raccogliendo le firme in tutta  Italia.</em></p>
<p><em>2)</em><em> </em><em>Al comma 4  questo articolo 50 lascia  integralmente salva la filosofia liberista, o per la privatizzazione,  dell’articolo 23-bis rispetto ai servizi già pubblici e già locali. </em></p>
<p><em>3)</em><em> </em><em>Richiamando poi, questo comma 4, senza  incertezze, il comma 8 lettera e) dell’articolo 23-bis, dal momento che  tutti sappiamo che tutti gli affidamenti del SII come di molti altri  Servizi comunali provinciali regionali (<em>rifiuti</em> eccetera) a  Società a capitale interamente pubblico o misto “non rientrano nei casi  di cui alle lettere da a) a d)” del predetto comma o che sono in  violazione Trattato Ue rispetto ai principi di libertà di stabilimento,  insediamento e concorrenza e quindi “cessano comunque entro e non oltre  la data del 31 dicembre 2010 senza necessità di apposita deliberazione  dell’ente affidante”, questo comma 4 crea false aspettative e false  speranze ai non pochi Comuni interessati.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Per convincersi di quanto dico al punto 3) sulle irregolari  società a capitale interamente pubblico o misto dei nostri comuni  province e regioni invito a fare una comparazione degli Statuti di  queste Spa e Srl a capitale interamente pubblico o misto, con quanto  dice la Corte di giustizia Ue nella sentenza C-573/07 del 10 settembre  2009 rispetto a una richiesta di pronuncia pregiudiziale su una Spa in  house italiana. Dovete però leggere, studiare, tutti i punti della  Sentenza. Fino alla fine. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Ho sotto gli occhi la bellissima Proposta di legge regionale  d’iniziativa popolare (Bozza). E’ di prima che qualche malaccorto  politico ci infilasse la Spa. Tornate a quella. Visto che l’hanno  approvata 140 Comuni; senza la Spa.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Questi 140 Comuni, e tutti gli altri, se non vogliono ritrovarsi  in brache di tela, cioè senza più servizi a cittadini e imprese, è bene  che tornino a questa Proposta di legge e che mettano in tutte le loro  piazze banchetti per raccogliere firme di tutti i propri cittadini ai 3  Referendum promossi dal Forum dei movimenti per l’acqua bene comune e  non merce.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Se c’è un aspetto di quanto costruito fin qui per riprendere  quanto perso, cioè il senso dei <strong>beni comuni</strong>, è l’aver  sempre usato con i cittadini un linguaggio chiaro. Un linguaggio chiaro  com’è anche la vostra Proposta di legge regionale per la  ripubblicizzazione dell’acqua. Guai se avvicinandoci, come ovvio, alla  politica dentro le istituzioni, come un Consiglio Regionale, perdiamo  questa chiarezza. Peggio se la perdiamo entrando in contraddizione non  solo con i cittadini, ma anche con l’Istituzione pubblica più vicina al  cittadino, il Comune; in questo caso i 140 Consigli Comunali che hanno  deliberato approvando la vostra Proposta di legge popolare.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Non c’è tra gli studiosi chi non sappia dei pericoli per le  Autonomie Locali, per i Comuni e per la democrazia, del Centralismo  Regionale (verrebbe da chiedere ai Consiglieri della vostra Regione se  hanno istituito il Consiglio delle Autonomie Locali di cui all’art. 123  della Costituzione ultimo comma e cosa, nel caso lo avessero istituito,  ha detto su questo articolo 50 della loro finanziaria).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Con l’acqua poi, non è possibile scherzare e temere confronti  con chi ha espropriato un bene comune che è dell’umanità da millenni. Se  si perde l’acqua, se si perde la sua gestione, è un po’ perdere anche  noi stessi.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Non posso non concludere ricordando due cose:</em></p>
<p><em> 1) Alberto De Monaco di Aprilia che ripeteva ai numerosi Sindaci  del Coordinamento Nazionale dei Comuni per l’acqua pubblica quanto  elaborato all’ultimo incontro nazionale di Aprilia; cioè che il  movimento o si regge su questi 3 capisaldi o non è: 1) il Cittadino e  forme avanzate di democrazia partecipativa, 2) i Comuni, 3) i Lavoratori  dei pubblici servizi.</em></p>
<p><em> 2) L’appello di Riccardo Petrella perché il tema dell’acqua bene  comune e non merce si colleghi con l’Europa. Si sta da tutti paventando  i rischi di una Europa incentrata solo sul mercato e quasi assente sul  sociale. Io penso con Petrella che l’acqua può diventare un fortissimo  motivo per lanciare il tema dell’Europa sociale. Anche qui, cara  Antonella, che tanto hai fatto per la proposta di legge regionale per la  ripubblicizzazione dell’acqua, e cari coraggiosi Sindaci da me sentiti,  non servono scorciatoie e linguaggi men che chiari. Se la Regione  sbaglia, i Comuni si debbono sentire; o si passa a qualcosa che non ha  nulla a che vedere con la democrazia.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Un saluto</em></p>
<p><em> 7 maggio 2010                   <strong>Luigi Meconi</strong></em></p>
<p>Si passa all’articolo 50. Ne do lettura:</p>
<p>«Articolo 50</p>
<p><em>Gestione integrata del servizio idrico</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>1. Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2, comma 186 bis, della  legge 23 dicembre 2009, n. 191,</p>
<p>decorso il termine ivi previsto, cessano le Autorità d’ambito  territoriale istituite nella Regione in</p>
<p>applicazione dell’articolo 148 del decreto legislativo 3 aprile 2006,  n. 152 e successive</p>
<p>modificazioni. Per l’effetto, la gestione integrata del servizio  idrico è organizzata con separato</p>
<p>provvedimento, adottato nelle forme dell’articolo 2, comma 186 bis,  della legge 23 dicembre 2009,</p>
<p>n. 191, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente  legge, nel rispetto dei principi di</p>
<p>sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.</p>
<p>2. In considerazione del mutato stato di fatto derivante dalla  disposta cessazione delle autorità</p>
<p>d’ambito e dalla comminatoria di nullità della loro prosecuzione ed  in considerazione, altresì, di</p>
<p>quanto previsto dall’articolo 21 quinquies della legge 10 agosto  1990, n. 241, recepita con legge</p>
<p>regionale 30 aprile 1991, n. 10, a mente del quale, per sopravvenuti  motivi di pubblico interesse</p>
<p>ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova  valutazione dell’interesse pubblico originario, il provvedimento  amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte  dell’organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla  legge, le attuali Autorità</p>
<p>d’ambito, con il coordinamento del dipartimento regionale acque e  rifiuti, provvedono a verificare la sussistenza delle condizioni di cui  al richiamato articolo 21 quinquies della legge 10 agosto 1990, n. 241,  con specifico riferimento all’intervenuta realizzazione dei programmi e  dei piani di</p>
<p>investimento contrattualmente dovuti da parte dei soggetti incaricati  della gestione del servizio.</p>
<p>3. I provvedimenti con i quali si dia corso alla verifica di cui al  comma 2 devono dare</p>
<p>puntualmente atto delle caratteristiche economiche, sociali,  ambientali e geomorfologiche del</p>
<p>contesto territoriale di riferimento ed acquisiscono efficacia  decorsi trenta giorni dalla data di loro</p>
<p>trasmissione alla Commissione istituita ai sensi dell’articolo 9 bis  comma 6 del decreto-legge 28</p>
<p>aprile 2009, n. 39 convertito dalla legge 24 giugno 2009, n. 77.  L’adozione dei provvedimenti</p>
<p>consequenziali è subordinata all’integrale adempimento degli obblighi  scaturenti dal comma 1 bis</p>
<p>del citato articolo 21 quinquies della legge 10 agosto 1990, n. 241.  Nel caso in cui la percentuale di</p>
<p>mancata realizzazione degli investimenti sia superiore al 40 per  cento, l’Autorità d’ambito può</p>
<p>risolvere il contratto per inadempimento, con esclusione delle  ipotesi in cui il mancato adempimento non dipenda da fatto del gestore.</p>
<p>4. Nelle ipotesi di cui al comma 3, fino all’espletamento delle  procedure di cui all’articolo 23 bis</p>
<p>del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito con modificazione  dalla legge 6 agosto 2008, n.</p>
<p>133 e comunque non oltre il 31 dicembre 2010, il servizio può essere  svolto, ai sensi del comma 8,</p>
<p>lettera e) dello stesso articolo 23 bis del decreto-legge n. 112 del  2008 dai precedenti gestori.</p>
<p>5. Restano fermi gli Ambiti territoriali ottimali, istituiti ai sensi  dell’articolo 147 del decreto</p>
<p>legislativo n. 152 del 2006, quali individuati con decreto del  Presidente della Regione del 16 maggio 2000, n. 114, e successive  modifiche ed integrazioni, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della  Regione siciliana del 2 giugno 2000, n. 26, parte prima».</p></blockquote>
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		<title>GIRGENTI ACQUE &#8211; IL CONTRATTO CON L’UTENZA CONTIENE CLAUSOLE VESSATORIE?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 21:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sciacca Bloggalo]]></dc:creator>
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Pubblichiamo un articolo dell'<a href="http://www.laltrasciacca.it" target="_blank"><strong>AltraSciacca</strong></a> inerente i contratti delle Girgenti Acque ed altre notizie su Girgenti Acque</p>
<div class="itemtext">
<blockquote><p>Per capire come un privato, magari “capace” negli altri settori (non lo mettiamo in dubbio), gestisca un bene essenziale e primario come l’acqua, potrebbe essere eloquente la lettura del contratto (<a href="http://www.laltrasciacca.it/pdf/contrattoutegirg.pdf">clicca qui per visualizzarlo</a>) che la <strong>Girgenti Acque SpA</strong> stipula giornalmente con la sua utenza.<br />
E risulta utile farlo per rendersi conto che, adesso, privatizzato questo bene comune, parlando d’acqua e di servizio idrico “pubblico”, <strong>tutto risulta a carico del cittadino!</strong></p>
<p>Dopo aver preso visione del contratto, lo abbiamo sottoposto anche all’attenzione dei nostri legali che stanno verificando se sussistono, probabilmente in più parti, clausole vessatorie. Giusto per intenderci, <strong>l’art. 33 del Codice del Consumo definisce “vessatorie”</strong>, fino a prova contraria, le <strong>clausole che</strong>, malgrado la buona fede del professionista,<strong> determinano a carico del consumatore uno squilibrio dei diritti ed obblighi significativo”</strong>. Le clausole devono presumersi vessatorie se il professionista non è in grado di dimostrare che la stessa è stata oggetto di trattativa fra le parti. E quest’ultimo è sicuramente il nostro caso. Ma andiamo per ordine.</p>
<p>Immaginiamo che “un oggi feriale” ci ritrovassimo ad aver bisogno di un nuovo allaccio idrico.<br />
<strong>Come e cosa facciamo?</strong></p>
<p>Intanto, dobbiamo essere fortunati. Guardando il calendario, “oggi” dovrebbe essere uno di quei due giorni di apertura al pubblico della Girgenti Acque SpA a Sciacca. Quindi, “oggi” è martedì piuttosto che giovedì.<br />
Se così veramente fosse, dobbiamo recarci, alla buonora, presso l’ufficio, chiamiamolo così, della Girgenti Acque SpA. Abbiamo detto “chiamiamolo così” perché in realtà non si tratta dell’ufficio del gestore privato a Sciacca bensì dell’ufficio provinciale di Relazioni con il Pubblico della Provincia di Agrigento “prestato” in quei due giorni a settimana (impiegati imbarazzati all’interno compresi) alla Girgenti Acque SpA.<br />
Abbiamo chiesto spiegazioni, nelle scorse settimane, al presidente della Provincia nonché Presidente dell’Ato Idrico di Agrigento, dott. Eugenio D’Orsi del come, del perchè e a quale titolo la Provincia di Agrigento possa “offrire” i propri locali per gli usi di una ditta privata ma non abbiamo avuto risposta.<br />
Evidentemente il silenzio dovrebbe farci intendere tutto, se siamo perspicaci.</p>
<p>Alle prime ore del mattino, in quell’”ufficio” troviamo già una coda interminabile (in questo si riversano infatti anche gli abitanti dell’hinterland saccense) e così, se fosse veramente il nostro giorno fortunato, forse, nel pomeriggio dello stesso giorno potremmo anche essere ricevuti.<br />
Ma finalmente arriva pure il nostro turno. Ci presentiamo all’addetto, l’unico e il solo, quello che negli altri giorni fa anche servizio in altri Comuni dell’agrigentino, e gli chiediamo un nuovo allaccio, coscienti del fatto che molti, prima di noi, hanno addirittura atteso mesi prima di ottenerlo. Ma tutto ciò è “professionale”, come ci riferisce il geom. Giuffrida (l’amministratore delegato della Girgenti Acque SpA). Tanto più lungo è il tempo di attesa quanto maggiormente professionale è, di fatto, il lavoro svolto. Questo bisognerebbe andarlo a dire anche a chi si trova senza allaccio idrico da oltre tre mesi. Chi ha coraggio lo faccia!</p>
<p>L’addetto ci comunica all’istante che i costi da affrontare ammonteranno a circa 1600 euro!<br />
<strong>Ma come? 1600 euro? Ma l’EAS non ne chiedeva circa 300? Perché 1600 euro?</strong>Ci chiediamo dunque:<br />
- <strong>Ma non si era sempre detto che la Girgenti Acque SpA doveva garantire il servizio agli stessi costi del precedente gestore </strong>(ovvero L’EAS) <strong>fin tanto che l’ATO Idrico non gli approvi </strong>(speriamo mai perché saranno veramente lacrime amare) <strong>il famigerato regolamento?</strong><br />
- <strong>Perché ci viene chiesta una cifra cinque volte più onerosa di quanto ci chiedeva un tempo l’EAS?</strong></p>
<p>Non possiamo che girare questa domanda alla nostra amministrazione e al nostro sindaco affinché provvedano ad informarsi presso l’ATO Idrico di Agrigento e forniscano successivamente una risposta in merito a tutti i nostri concittadini. Ma torniamo al nostro racconto.</p>
<p>L’addetto ci fornisce, oltre alla buona notizia che dovremmo sborsare presto “due stipendi” per allacciarci alla rete idrica, un “Contratto per presa generale con vasca di accumulo”, chiedendoci, ovviamente, di firmarlo. Per nostra buona abitudine ci fermiamo un istante e decidiamo di leggerlo, prima di procedere alla firma. Questa dovrebbe essere una buona abitudine ma chi di noi legge tutti i contratti che ci vengono man mano sottoposti, nell’arco della nostra esistenza, prima di apporre su essi una bella firma?<br />
Forse pochi o nessuno. Generalmente, errando, si firma e basta. Siamo forse abituati così e, poi, risparmiamo anche il nostro “prezioso” tempo. Che ce ne importa delle eventuali clausole vessatorie presenti. Anche perché, come in questo caso, non abbiamo scelta. O firmiamo comunque quel contratto o non otterremo l’allaccio. In Tv direbbero: No Contratto, No Allaccio! Quindi, se ci fossero clausole vessatorie, non possiamo nemmeno contrattarle. Fortunatamente però il Codice del Consumo, in qualche modo ci tutela, introducendo l’esplicita menzione della sanzione della “nullità” per quelle clausole abusive. Si tratta di una figura di nullità peculiare, c.d. di protezione: essa si contraddistingue per essere relativa, in quanto opera solo a vantaggio del consumatore, e parziale, in quanto il contratto rimane efficace per il resto.</p>
<p>Ci chiediamo però ugualmente:<br />
- <strong>Ma qualcuno dell’ATO Idrico ha visionato questo contratto? </strong>- <strong>O peggio ancora, è stato visionato e poi anche autorizzato?</strong></p>
<p><strong>Giriamo anche questa domanda alla nostra amministrazione e al nostro sindaco affinché si informino adeguatamente presso l’ATO Idrico di Agrigento e diano una risposta in merito a tutti i nostri concittadini.</strong></p>
<p>Dopo aver letto il contratto e dopo aver pensato con rabbia alle parole di chi dice “non avevamo scelta, dovevamo consegnare le reti al gestore privato”, poniamo una sigla su quel famigerato contratto.<br />
<strong>Cosa abbiamo firmato?</strong></p>
<p>Prima di ogni cosa “<em>La parte richiedente dichiara di conoscere e di accettare in tutte le parti il Regolamento per il Servizio Idrico vigente che costituisce parte integrante del presente contratto</em>”. Quindi, il regolamento vigente è rappresentato da quel contratto e nient’altro. L’ATO non ha fortunatamente ancora adottato il regolamento proposto da Girgenti Acque e fino a quel fatidico momento (che speriamo non giunga mai), come previsto nella convenzione di gestione all’art.24, “<em>vige il regolamento per il servizio idrico in uso dal precedente gestore</em>”.  Tutto ciò è almeno sulla carta.</p>
<p>“<em>Nessuna responsabilità potrà essere addebitata alla Girgenti Acque SpA</em>”. Questa è una frase ricorrente in quel contratto e ciò sarà effettivo anche nel caso di eventuali interruzioni di deflusso, diminuzione di pressione dell’acqua o per i danni di ogni tipo derivanti dalla sospensione dell’erogazione.<br />
“<em>Girgenti Acque non assume alcun obbligo</em>” di preavvisare l’utenza in caso di sospensione del servizio per qualsiasi ragione o causa. La Girgenti Acque, nel caso in cui non possa mantenere i livelli qualitativi dell’acqua erogata entro i requisiti previsti dalla legge, allo stesso prezzo, può erogare acqua per esclusivo uso igienico-sanitario. E’ questa l’unica ipotesi in cui l’utente può recedere dal contratto con effetto immediato. In tutte le altre, il contratto, di durata annuale, potrà essere rescisso solamente dalla Girgenti Acque SpA. Ma nessun essere umano (e qui entra in gioco tutto l’inganno della privatizzazione delle risorse e del servizio idrico) può prescindere dall’acqua. Nessuno quindi avrebbe mai motivo per chiedere la rescissione del contratto con l’unico gestore idrico che esercita le sue funzioni in regime di monopolio. Non c’è scelta, o Girgenti Acque o morire di sete! E per il cittadino sarà sempre più difficile esercitare i propri diritti, avendo a che fare esclusivamente con un gestore privato. <strong>Ciò che prima era “il diritto all’acqua” (e alla vita) diventa la scelta obbligata d’avere a che fare col privato che pone i propri interessi al di sopra di quel diritto. Pagare per vivere, potrebbe essere questo il sunto del nostro discorso sulla privatizzazione di questo bene essenziale</strong>.</p>
<p>Ogni lavoro, dopo la firma del contratto, sarà eseguito da Girgenti Acque ma la spesa sarà sempre a carico dell’utente che deve soprattutto aver massima cura di tutta la sua parte di condotta della quale, come abbiamo detto , il gestore non è responsabile.</p>
<p>“<em>L’utente si obbliga a rimuovere la vasca di raccolta in qualsiasi momento a semplice richiesta della Girgenti Acque</em>”. A buon intenditor poche parole. “<em>Nel caso in cui l’impianto idrico dell’utente non preveda contatori divisionali (uno per ciascuna unità immobiliare) disposti in batteria centralizzata e allocati all’esterno dell’edificio condominiale prospicienti aree pubbliche, è diritto della Girgenti Acque, al fine di raggiungere la configurazione obiettivo, richiederne in qualsiasi momento l’adeguamento</em>”. Secondo un chiaro disegno che appare evidente da queste ultime clausole, per Girgenti Acque ogni appartamento dovrà quindi avere un allaccio indipendente e nessuno potrà dotarsi di vasca di accumulo. Tutti i costi dell’adeguamento saranno ovviamente a carico dell’utente.</p>
<p>“<em>L’utente si obbliga a pagare, anticipatamente e a prescindere dal reale utilizzo e consumo effettivo, un canone fisso trimestrale corrispondente alla quota fissa d’acqua assegnatagli, in base alle tariffe vigenti e determinate dagli organi competenti</em>” e, sempre trimestralmente “<em>dovrà pagare i maggiori consumi</em>”.<br />
L’unica nota positiva potrebbe essere l’impegno del gestore alla lettura, sempre trimestrale, del contatore. Si passerebbe quindi dalle zero volte l’anno attuali alle quattro, sempre però, come indicato nel contratto, che riescano ad eseguirle. In caso contrario si continuerà, come sempre, in maniera forfettaria (“ad muzzum”). “<em>La tariffa applicata sarà conguagliata dopo l’approvazione del regolamento e della struttura tariffaria, da parte dell’Autorità d’Ambito</em>”. E’ questo il nodo cruciale del contratto. Sappiamo per certo che le nuove tariffe saranno ben più alte di quelle attuali. Bene, non appena l’ATO approverà quel famigerato Regolamento pioverà una tempesta di conguagli sull’utenza che andranno dalla data di affidamento del servizio ad oggi. Speriamo che quel giorno non giunga mai!</p>
<p>“<em>Il Consumo sarà rilevato da apposito strumento di misura (contatore) provvisto ed installato a cura della Girgenti Acque. L’utente pagherà trimestralmente il canone di noleggio anticipato del contatore</em>”.<br />
<strong>Ma, scusate, non dovevano sostituirceli gratuitamente?</strong> Almeno così dicevano in TV qualche mese fa.</p>
<p>Probabilmente, avranno ragione, non ci saranno addebitati i costi del contatore ma all’utente, sostituito lo strumento di misura, sarà sottoposto il contratto di cui abbiamo parlato (clicca qui per scaricarlo). La sottoscrizione di questo contratto equivale ad un nuovo allaccio o voltura ed il pagamento di questa operazione corrisponde ad una somma pressappoco identica al costo dell’installazione del nuovo contatore.</p>
<p><strong>E, così finisce la favola del “tutto gratis” e l’utenza comincia a capire che per usufruire di un servizio essenziale come l’acqua , adesso pagherà ogni cosa. I disservizi e le inadempienze, quelle saranno sempre gratis, il gestore non ne sarà mai responsabile!</strong></p></blockquote>
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		<title>Via Verona: l&#039;ennesimo incidente</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 05:00:33 +0000</pubDate>
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<p>Un ragazzo a bordo di un ciclomotore, percorrendo la <strong>Via Verona</strong> a Sciacca, è scivolato a causa d'un piccolo torrente d'acqua inaspettato, intorno alle <strong>16.00</strong> di ieri. Fortunatamente si è subito rialzato, quasi illeso. Un gruppo di persone lo stavano interrogando sulla sua salute, quando un altro ciclomotore, un nuovo modello di vespa di colore rosso, con a bordo una giovane ragazza, è scivolato nello stesso punto. Stavolta la situazione è apparsa subito più grave: la ragazza è rimasta immobile al centro della carreggiata e incosciente. I soccorsi sono intervenuti nel limite della tempestività e hanno condotto la ragazza al nosocomio saccense. Si spera che la ragazza non si sia fatta nulla di grave e che sia solo l'effetto del trauma momentaneo a non averle fatto avere reazione. Ma resta da spiegare come mai ci fosse quel fiumiciattolo d'acqua lungo la strada.</p>
<p>Solo pochi giorni fa, un analogo episodio si era verificato all'incrocio tra Via Dante Alighieri e Via Amendola. Incidenti che evidenziano la pericolosità delle perdite idriche in città.</p>
<p><code><br />
</code></p>
<p><code><br />
</code></p>
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		<title>Il circuito Molinelli invaso dai rifiuti</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 12:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sciacca Bloggalo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto: www.laltrasciacca.it Chi ha avuto modo di andare a praticare un pò di giusto e sano sport nel Circuito Molinelli di Sciacca, sa che esso è perennemente invaso da rifiuti di ogni genere: bottiglie, fazzoletti, preservativi ecc ecc. Oggi interviene l&#8217;associazione di promozione sociale L&#8217;AltraSciacca che documenta la situazione anche con un ampio reportage. Riportiamo [&#8230;]]]></description>
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<p>Foto: <a href="http://www.laltrasciacca.it/">www.laltrasciacca.it</a></p>
<p>Chi ha avuto modo di andare a praticare un pò di giusto e sano sport nel <strong>Circuito Molinelli </strong>di Sciacca, sa che esso è perennemente invaso da rifiuti di ogni genere: bottiglie, fazzoletti, preservativi ecc ecc.</p>
<p>Oggi interviene l'associazione di promozione sociale <a href="http://www.laltrasciacca.it/"><strong>L'AltraSciacca</strong></a> che documenta la situazione anche con un ampio reportage.</p>
<p>Riportiamo l'intervento qui di seguito:</p>
<blockquote><p>Una città che non è in grado di pianificare il presente, non può avere futuro.<br />
Ancora peggio, una città che non riesce a soddisfare le più basilari esigenze sociali, ruba il futuro.<br />
Questa dura riflessione è figlia di una corsa, nel cosiddetto “circuito” di C/da Sovareto, tra immondizia e rifiuti di ogni genere.</p>
<p>Una corsa che doveva avere lo scopo di far perdere chili per consentire una più soddisfacente (o meno preoccupante) “prova costume”, si è trasformata in una finestra sul poco che offre Sciacca a chi si vuole impegnare in qualsiasi attività diversa dal “passiu” in piazza.<br />
E pensare che basterebbe poco.<br />
Basterebbe, ad esempio, ripulire di tanto in tanto il circuito che da molti (in mancanza di altro) è utilizzato per fare sport (sia il giorno che la notte).</p>
<p>Certo questo è il minimo da pretendere da un paese che ha anche soltanto la presunzione di avvicinare gli standard dei paesi sviluppati e civili.<br />
A pensare in grande si potrebbe chiedere l’acquisizione dell’intera area e la sua sistemazione in parco attrezzato dove gli appassionati possano fare attività podistica e sportiva in genere, i bambini possano giocare tra alberi ed aiuole e magari anche con scivoli e dondoli e dove tutti gli altri possano passeggiare o semplicemente stare seduti su una panchina a respirare area pulita.</p>
<p>Ma questo sarebbe oggettivamente troppo per una città che di grande ha, purtroppo, soltanto i proclami (vedasi Sciacca terzo polo turistico).</p></blockquote>
<p>Per vedere il dossier fotografico:<a href="http://www.laltrasciacca.it/2009/09/26/una-corsetta-tra-i-rifiuti/"><strong><span style="text-decoration: underline">Una corsetta tra i rifiuti</span></strong></a></p>
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		<title>IL PORTALE DEL LAURANA ADESSO SI VEDE. MA CHE SCEMPIO!</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 05:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sciacca Bloggalo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa L&#8217;Associazione di Promozione Sociale l&#8217;AltraSciacca, aveva proposto un sondaggio riguardo il portale del Laurana dell&#8217; ex Chiesa di Santa Margherita. Questo sondaggio si proponeva di mettere in miglior evidenza oppure no tale struttura tagliando o estirpando i due alberi del viale che ne coprivano la visuale. Nei giorni scorsi l&#8217;amministrazione comunale, tramite [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="itemtext">
<p style="text-align: left">Qualche giorno fa L&#8217;Associazione di Promozione Sociale l&#8217;<strong>AltraSciacca</strong>, aveva proposto un sondaggio riguardo il portale del Laurana dell&#8217; <strong>ex Chiesa di Santa Margherita</strong>. Questo sondaggio si proponeva di mettere in miglior evidenza oppure no tale struttura tagliando o estirpando i due alberi del viale che ne coprivano la visuale. Nei giorni scorsi l&#8217;amministrazione comunale, tramite i suoi &#8220;esperti&#8221; potatori, hanno fatto declinare questo sondaggio. Vi lasciamo alle foto e all&#8217;articolo dell&#8217;AltraSciacca, proposto integralmente di seguito, per visionare la situazione odierna del portale e del viale.</p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter" src="http://www.laltrasciacca.it/immagini/laur/laur1.jpg" alt="" /></p>
<blockquote><p>Ricorderete che lo scorso 26 Agosto avevamo cercato di proporre una discussione popolare su come valorizzare il Portale del Laurana, allora, in buona parte, oscurato dalle fronde degli alberi presenti sulla Via Incisa (<a href="http://www.laltrasciacca.it/2009/08/26/come-valorizzare-il-portale-del-laurana/" target="_blank">clicca qui per visualizzare l’articolo</a>).</p>
<p>Una delle proposte più controverse era quella di eliminare due alberi del Viale:</p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter" src="http://www.laltrasciacca.it/foto/laurana/l01.jpg" alt="" /></p>
<p>Sull’argomento i saccensi erano divisi tra quelli che avrebbero voluto mantenere il Viale così com’era affinchè non vi fossero soluzioni di continuità tra il primo e l’ultimo albero presente. C’erano quelli che pensavano ad una bella potatura ad hoc dei due alberi per migliorare la visuale del portale. Diversi avrebbero preferito sostituire i due arbusti con delle piante più basse. Pochi altri avrebbero eliminato tutti gli alberi del Viale al fine di garantire maggiore respiro anche agli altri due portali storici della Via Incisa, attigui a quello del Laurana.</p>
<p>Bene. Ecco la scelta del Cochise (rubiamo la citazione all’amico Lelio) comunale. Mandate i bambini a letto prima di vedere le foto che seguono:</p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter" src="http://www.laltrasciacca.it/immagini/laur/laur2.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter" src="http://www.laltrasciacca.it/immagini/laur/laur3.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter" src="http://www.laltrasciacca.it/immagini/laur/laur4.jpg" alt="" /></p>
<p>Dopo la “potatura” il Portale adesso è molto visibile e, di sicuro, la soluzione adottata metterà d’accordo tutti i saccensi.<br />
Saranno infatti “tutti scontenti” e concordi con noi, che <strong>LO SCEMPIO E’ COMPIUTO</strong>!</p>
<p>Chi voleva mantenere il viale così com’era non ce l’ha più.<br />
Chi voleva una bella potatura ha ottenuto un bello scempio.<br />
Chi voleva abbattere due alberi se li ritrova invece “spelacchiati” o “ridotti all’osso”.<br />
Chi non voleva più alberi sul viale, dovrà mettersi l’anima in pace anche se due di questi sono stati, per così dire, “dimezzati”.</p>
<p>P.S. Avevamo chiesto una “potatina” anche alle frasche che invadono la parte bassa della scalinata che dalla piazza scende fino alla zona marina (<a href="http://www.laltrasciacca.it/2009/08/24/la-scalinata-si-e-offesa/" target="_blank">clicca qui per visualizzare l’articolo</a>) ma, visti i risultati di quella effettuata su due alberi (danneggiati irreparabilmente?) della Via Incisa, preferiamo che la scalinata rimanga così com’è!!!</p></blockquote>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Documentario &quot;una montagna di balle&quot;</title>
		<link>https://sciacca.xaccaweb.com/2009/09/documentario-una-montagna-di-balle/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 14:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sciacca Bloggalo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni ed urla]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo integralmente un articolo dell&#8217;AltraSciacca che ci mette in conoscenza di un documentario riguardo lo smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, tema che interessa anche la nostra cittadina molto più di quanto pensiate. E’ inutile negarlo. L’informazione in Italia risulta spesso teleguidata da interessi di parte che nella maggior parte dei casi riescono a stravolgere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo integralmente un articolo dell&#8217;<a href="http://www.laltrasciacca.it" target="_blank">AltraSciacca</a><strong> </strong>che ci mette in conoscenza di un documentario riguardo lo smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, tema che interessa anche la nostra cittadina molto più di quanto pensiate.</p>
<div class="itemtext">
<blockquote><p>E’ inutile negarlo. L’informazione in Italia risulta spesso teleguidata da interessi di parte che nella maggior parte dei casi riescono a stravolgere la verità e la stessa realtà dei fatti. Giusto per fare un esempio, l’emergenza rifiuti in Campania, secondo quanto riportato dai TG nazionali, non esisterebbe più. Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato i retroscena della questione per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di gestione straordinaria. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dellEuropa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta per difendere il proprio futuro: l’assalto ai fondi pubblici, le zone d’ombra della democrazia, il boicottaggio della differenziata, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative.<br />
E se vivere in emergenza fosse solo una strategia per accumulare profitti!?</p>
<p>La visione di questo film-documentario, di pregevole qualità, non potrà che aprirci gli occhi. Buona visione:</p>
<p><code>
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</object></code></p>
<p><a href="http://vimeo.com/6000381">Una Montagna Di Balle</a> from <a href="http://vimeo.com/user421083">spazzatour</a> on <a href="http://vimeo.com/">Vimeo</a>.</p>
<p>Dopo averlo visto, Padre Alex Zanotelli, in una LETTERA AGLI AMICI  datata 14/07/2009 scriveva:<br />
<strong>“GRIDA!”</strong></p>
<p><em>Carissimi, jambo! </em></p>
<p><em>Sono appena tornato dal Cinema Modernissimo, dove ho potuto gustare in prima visione il documentario “Una montagna di balle”, ed ho sentito una grande voglia di riprendere in mano la penna. E’ infatti passato un anno da quando scrissi quell’ultima pesante lettera: “E’ al colmo la feccia”. Purtroppo, la nostra situazione campana è andata peggiorando nel silenzio più totale dei cittadini, dei media e della Chiesa. Un anno pesante questo. </em></p>
<p><em>I potentati economico-finanziari (vera piovra che avvinghia tutto!) hanno trionfato schiacciando con la forza militare qualsiasi resistenza della cittadinanza attiva e responsabile in Campania. Lo Stato è al servizio del business. E i media nelle mani di chi controlla la finanza. E il popolo drogato a credere ciò che gli viene raccontato in TV. Un esempio su tutti:l’estate 2008 il Mago Merlino annuncia in TV agli italiani che il problema dei rifiuti a Napoli e’ risolto. E l’Italia gli crede! E’ possibile che il popolo italiano sia talmente ipnotizzato? Aveva ragione Karl Popper quando affermava che, con questa televisione, non ci può essere democrazia. </em></p>
<p><em>Per questo mi ha fatto bene ritrovare nel documentario “Una montagna di balle” il vero racconto della tragica storia dei rifiuti in Campania. Finalmente una parola vera nella Menzogna che impera. Ha fatto bene anche a me ritornare su questa tragica storia che ho vissuto e vivo sulla mia pelle: la visione di quel documentario è stata per me una catarsi. </em></p>
<p><em>Dagli anni’90 ,da quando l’Italia non ha più potuto seppellire i propri rifiuti tossici in Somalia, la Campania ne è diventata lo sversatoio nazionale . Gli industriali del centro-nord hanno stretto un accordo con la Camorra perché facesse il lavoro sporco di seppellire quei rifiuti tossici nel Triangolo della Morte (Acerra -Nola- Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Giugliano, Qualiano…) e nelle campagne del Casertano. E’ questo che ha permesso all’industria del centro-nord di essere competitiva in chiave internazionale. Questi rifiuti tossici, sepolti nel nostro territorio, producono nano-particelle che bombardano le donne incinte e i neonati , da cui tumori , leucemie, malformazioni. </em></p>
<p><em>Mi sorgono spontanee a questo proposito, due domande, poste recentemente alla classe dirigente napoletana di Sinistra, dal noto scrittore napoletano Ermanno Rea : “ Politici campani, eravate informati che il territorio campano era il ricettacolo dei rifiuti tossici? Se lo sapevate, perché avete taciuto, rendendovi di fatto complici di chi, cinicamente, inquinava? Se invece non lo sapevate, perché non avete avuto il coraggio di dimettervi, dimostrandovi più attaccati alle vostre poltrone che al vostro amor proprio?</em></p>
<p><em><br />
Ma “Una Montagna di Balle” punta poi l’obiettivo sul disastro dei rifiuti ordinari. Infatti su un territorio già martirizzato dai rifiuti tossici, si è sovrapposta, dal 1994, l’emergenza rifiuti solidi urbani gestita da dieci commissari straordinari, scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti: è stata la politica degli affari e del profitto. Infatti, i potentati economico-finanziari avevano deciso di incenerire i rifiuti, perché avevano capito che potevano ottenere più profitti che non con la raccolta differenziata. Ci guadagnano infatti, primo, costruendo gli inceneritori (questi mostri costano una barca di soldi), secondo, vendendo energia elettrica che ottengono bruciando i rifiuti e, terzo, beneficiando del Cip6 (la bolletta che ogni cittadino paga allo stato per le energie rinnovabili). Purtroppo i soldi per il Cip6 non vanno alle energie rinnovabili, ma all’energia prodotta dagli inceneritori (unico caso in Europa!). Si tratta di almeno 3 miliardi di euro all’anno. Ecco perché i poteri forti vogliono incenerire!. E’questa la politica affaristica che ha segnato profondamente i governi che si sono susseguiti dal 1994, di centro-destra come di centro-sinistra. E’ stata questa politica che ha portato al disastro campano. </em></p>
<p><em>I commissari straordinari non hanno mai voluto fare la raccolta differenziata, ed hanno utilizzato oltre 2 miliardi di euro per produrre 7-8 milioni di tonnellate di ecoballe (di eco non hanno proprio nulla) stoccate fuori dalla città di Giugliano: 14 km di lunghezza, 4 di larghezza, proprio nelle bellissime campagne dei Borboni (note come “Taverna del re”). </em></p>
<p><em>In questi 15 anni, i commissari dei rifiuti non sono stati capaci di far funzionare un solo sito di compostaggio, che avrebbe eliminato il 40% dei rifiuti (l’umido che diventa compost). Con la raccolta differenziata porta a porta avrebbero potuto dare lavoro a tanti giovani campani disoccupati! Hanno invece preferito arricchire quattro industriali già straricchi. </em></p>
<p><em>“Una Montagna di balle” dimostra con chiarezza come il disastro rifiuti in Campania del 2008 sia stato costruito ad arte per convincere tutti che l’unica soluzione era quella delle mega-discariche e degli inceneritori. E così avvenne. Il governo Berlusconi, con il decreto 90 impone alla Campania 12 mega-discariche e 4 inceneritori. Se questi inceneritori entreranno mai in funzione, noi campani dovremmo importare rifiuti per farli funzionare! E tutto questo ci è imposto con la forza dell’esercito( inceneritori e mega-discariche diventano “siti di sicurezza nazionale!”) </em></p>
<p><em>E considerare che l’ordine dei medici francese , seguito da quello inglese, ha bandito la costruzione di inceneritori, perché ha evidenziato che nelle aree ad essi adiacenti , un aumento di leucemie e linfomi in età pediatrica!Ritengo criminale imporre inceneritori ad una regione già martire per i rifiuti tossici. </em></p>
<p><em>Quella sera al ‘Modernissimo’,gustando “Una montagna di balle”, ho rivissuto emotivamente questi anni di lotte ed ho capito quante balle ci hanno raccontato! Montagne! </em></p>
<p><em>E mi è ritornata la voglia di riprendere la penna ricordando le parole di un profeta ebraico che ha accompagnato il suo popolo in esilio a Babilonia: </em></p>
<p><em><strong>Una voce dice :”GRIDA!”<br />
Ed io rispondo:”Che dovrò gridare?” </strong>(Isaia 40,6) </em></p>
<p><em>Sono felice di essere stato e di essere in Campania in questo tempo difficile a fianco ai miei fratelli e sorelle, tentando di resistere. Siamo stati schiacciati, ma nessuno ci può togliere la volontà di gridare, non solo per quello che è avvenuto, ma anche per quello che ora sta avvenendo. </em></p>
<p><em><strong>Grido </strong>contro il piano criminale dei rifiuti imposto alla Campania dal governo Berlusconi che significa morte per tanti, in nome del profitto.</em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> contro la militarizzazione della Campania (siamo un territorio occupato): l’esercito presiede le mega-discariche e gli inceneritori. Impossibile, in questi siti, qualsiasi controllo o protesta popolare.</em></p>
<p><em><strong>Grido </strong>contro la brutale repressione dei cittadini attivi di Chiaiano (estremo lembo nord del comune di Napoli) che, con mille stratagemmi hanno resistito per quasi un anno all’apertura di una discarica nelle cave del loro territorio (collocare una discarica a Chiaiano è come collocarne una a Villa Borghese a Roma). La forza bruta dello Stato ha schiacciato ogni resistenza civile ed ha aperto le cave ai rifiuti. Per fortuna lo “zoccolo duro” di Chiaiano continua a resistere. </em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> contro l’inceneritore di Acerra, inaugurato il 26 marzo scorso in pompa magna da Berlusconi, non ancora collaudato, malfunzionante, che costituisce un’altra grave minaccia alla salute nel Triangolo della morte. È incredibile che oltre alla A2A (Brescia-Milano), a cui è stata affidata la gestione dell’inceneritore, continui ad operare ancora la FIBE, sotto processo per “truffa aggravata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture”. Quel giorno Berlusconi ha definito “eroi” i capi della FIBE, perché hanno saputo resistere nonostante gli “attacchi”della magistratura. </em></p>
<p><em><strong>C’è ancora uno Stato di diritto in questo Paese? </strong></em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> contro la decisione, presa quel 24 marzo da Berlusconi, di seppellire le ceneri tossiche di Acerra nella discarica di Terzigno (Parco Nazionale del Vesuvio!) quali “materiali di copertura”.</em></p>
<p><em><strong>Queste ceneri dovrebbero, per  legge, essere sepolte in cave speciali di salgemma in Germania. </strong></em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> per il rogo del 12 maggio a Marcianise (fra Caserta e Napoli), dove la Camorra ha dato fuoco a 700.000 tonnellate di copertoni, che hanno continuato a bruciare per una settimana (quasi inutile l’intervento dei vigili del fuoco), producendo una nube tossica che ha avvolto per settimane l’intera regione ( la legge contro i delitti ambientali è ferma in Parlamento da oltre 10 anni).</em></p>
<p><em><strong>Grido </strong>contro il disastro della discarica di Ferrandelle (Caserta), dove sono stati sversati oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti tal quali . In quella discarica c’è un sito di compostaggio, costruito anni fa e mai utilizzato, pieno di balle di rifiuti tal quali.</em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> contro la decisione di costruire un nuovo inceneritore a Napoli est, nella zona di Ponticelli, nel cuore della città, che brucerà 400mila tonnellate di rifiuti all’anno. La gara d’appalto per costruire quell’inceneritore (che costerà 230 milioni di euro) è stata rimandata a settembre. In una zona già altamente inquinata, costruire un inceneritore è criminale.</em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> contro le stravittoria delle ecomafie, che diventano sempre più potenti e strafottenti in questa regione. Basta leggere il rapporto 2009 di Legambiente per rendersene conto.</em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> contro la decisione di bruciare le eco balle nei cementifici di Maddaloni(Caserta) e nelle centrali dell’ENEL.</em></p>
<p><em><strong>Grido</strong> per questa regione martirizzata, simbolo del pianeta Terra, anch’esso minacciato di morte in nome del profitto. Basta leggere l’ultimo Rapporto dei 2500 scienziati dell’ IPCC (il comitato scientifico dell’ONU per i cambiamenti climatici) per rendersene conto e capire la gravità della situazione. </em></p>
<p><em><strong>Questo mio grido si unisce al grido di tanti cittadini che dal basso stanno impegnandosi per far nascere il nuovo.</strong><br />
<strong>E il nuovo, può oggi  nascere solo dal basso. </strong></em></p>
<p><em><strong>Dall’alto non c’è più nulla da aspettarsi.</strong> La speranza viene solo dal basso, dalla capacità dei gruppi, comitati di mettersi insieme, di fare rete sia a Napoli come in Campania. In questo periodo sono nati il Coordinamento regionale per la gestione pubblica dell’acqua e il Coordinamento regionale rifiuti che riunisce le comunità e i comitati su base regionale. Sta nascendo ora anche il Forum regionale antirazzista che riunisce i gruppi che lavorano a favore di immigrati e Rom. Sta lentamente nascendo anche la rete di comunità immigrate della città di Napoli per permettere ai rappresentanti delle comunità etniche presenti sul territorio di parlare. In questo spirito è nato quest’anno anche Segnali di Fumo che mette insieme pezzi di cittadinanza attiva in città per fare pressione sulle istituzioni locali. Senza dimenticare la Rete del Rione Sanità che da anni lavora per creare sinergia in questo non facile quartiere, e che quest’anno ha finalmente fatto partire , in stretta collaborazione con la Banca Etica , il Microcredito per stimolare nel Rione nuove iniziative economiche.(Tutto questo dovrebbe partire il prossimo autunno).Sono tutti segni di speranza perché non è facile a Napoli e in Campania lavorare insieme; c’è un nuovo spirito che dal basso sta soffiando in questa regione. Questo lavoro unitario ha portato ad una bellissima vittoria proprio in questo mese contro l’inceneritore a biomasse che era in progettazione a S. Salvatore Telesino( Benevento).<br />
<strong><br />
Insieme si può!</strong></em></p>
<p><em>La speranza viene dai fratelli/sorelle di strada impegnati strenuamente sull’acqua, sui rifiuti, sull’ambiente. Sono nate delle splendide amicizie ,che ci sorreggono in questa difficile resistenza in Campania.</em></p>
<p><em>Fra i tanti e tante, vorrei ricordare Raffaele Del Giudice, presidente di Legambiente Campania che, mosso da una sacra passione per le sue terre,lotta contro lo strapotere delle ecomafie. E’ lui che ha scoperto il disastro di Ferrandelle .Finché ci sono persone così, c’è ancora speranza in questa regione. Una speranza che nasce dalle autentiche relazioni umane dentro i comitati, i gruppi, le reti dove le persone diventano ‘dono’ gli uni per gli altri:la straordinaria ricchezza di questo popolo.</em></p>
<p><em>L’ho sperimentato soprattutto nelle piccole comunità cristiane (sono sette) che, con padre Domenico (il suo arrivo alla Sanità è stato un grande dono per me !), stiamo coltivando qui, alla Sanità. E’ straordinario vedere la ricchezza delle relazioni umane, la capacità di lettura della realtà alla luce del Vangelo (è la lettura popolare della Bibbia) e l’impegno verso i più poveri (ogni mercoledì sera portano un pasto caldo a chi dorme per strada!).E’ proprio bello vedere che sono i poveri che aiutano i poveri! Quanta speranza ricevo da loro! E quanta speranza ho avuto dai volti dei ragazzi in difficoltà del Rione Sanità , durante il campo di lavoro(13-19 luglio), che abbiamo organizzato. E’ stato padre Domenico a sapere aggregare le forze del territorio e trasformare questo sogno in realtà!Quanta forza, gioia, umanità ho ricevuto dai volti di questi ragazzini, di una vitalità straordinaria, e dai loro genitori!E’ stata una boccata di speranza, di Vangelo!</em></p>
<p><em>Ho scelto come missionario di vivere in questa città e regione in questo preciso e drammatico momento storico , per annunciare la ‘buona novella’ di vita di Gesù di Nazareth e per denunciare la situazione di morte che incombe. Sono grato che il Papa nella sua recente enciclica sociale abbia voluto ricordare che il nesso stretto che c’è tra fede e vita concreta in campo economico, come politico e culturale . Ecco perché mi impegno come missionario e come prete ,su questi temi fondamentali per la vita. E nutro la profonda convinzione che siamo nelle mani di un Papà,per cui l’ultima parola non sarà della Menzogna, ma della Verità. Ne è un esempio la storia tragica dell’amianto.</em></p>
<p><em>Ci sono voluti vent’anni di duro impegno sociale per arrivare al grande processo di Torino, ora in corso, contro gli industriali dell’amianto. Non mi direte che gli industriali non sapevano , negli anni ’70-’80, che l’amianto produceva tumori ( il terribile mesotelioma!). Lo sapevano , ma ha vinto la logica del profitto…! E così abbiamo avuto migliaia e migliaia di vittime!</em></p>
<p><em><strong>Sul monumento alle vittime dell’amianto a Monfalcone c’è scritto:</strong></em></p>
<p><em><strong> “Costruirono le stelle del mare,<br />
li trafisse la polvere,<br />
li uccise il profitto.”</strong></em></p>
<p><em><strong>Che non succeda altrettanto per i rifiuti!</strong></em></p>
<p><em><strong>Dio è stanco di morti in nome del profitto: Lui vuole che i suoi figli vivano in pienezza la loro vita, ora e per sempre. Basta con tanti morti in nome del profitto.</strong></em></p>
<p><em><strong>Che vinca la vita!</strong></em></p>
<p><em> Alex   Zanotelli</em></p></blockquote>
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		<title>Girgenti Acque e Privatizzazione dell&#039;Acqua &#8211; C&#039;è poco da ridere!</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 11:54:24 +0000</pubDate>
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<p>Riportiamo integralmente un articolo dell'associazione di promozione sociale <a href="http://www.laltrasciacca.it" target="_blank"><strong>L'AltraSciacca</strong></a> riguardante la storia della privatizzazione dell'acqua.</p>
<blockquote><p>Nella foto di sopra (che abbiamo “pescato” dalla rete - fonte:agrigentoweb.it), il geom. <strong>Giuseppe Giuffrida</strong>, amministratore della <strong>Girgenti Acque SpA</strong>, se la ride a crepapelle. E se lui ha, di certo, i suoi buoni motivi per farsi quattro risate, noi abbiamo veramente poco di cui sorridere, in quanto cittadini della provincia di Agrigento, in quanto cittadini della Regione Sicilia, in quanto cittadini di questa nostra Italia, in quanto governati da chi considera l’acqua alla stregua di tutte le altre merci e cerca perennemente di assoggettarla alle logiche del profitto secondo le regole di un patto trasversale a tutti, o quasi, gli schieramenti politici.</p>
<p>La privatizzazione dell´acqua in Italia comincia nel 1994 con l´avvento della cosiddetta <strong>LEGGE GALLI</strong>, promossa durante il Governo Berlusconi da Giancarlo Galli, esponente dell´attuale PDL. Nulla da eccepire sui principi fondamentali su cui si basa la <strong>Legge 36/94</strong> che, per certi versi e a detta di tutti, risulta essere all´avanguardia rispetto ad altre legislazioni mondiali in materia. La legge tenta di regolamentare l´intero ciclo dell´acqua: captazione, trasporto, distribuzione, scarico e smaltimento: si comincia così a parlare di <strong>SISTEMA IDRICO INTEGRATO</strong>.<br />
Istituisce gli <strong>AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI IDRICI</strong> (A.T.O.) che hanno l’obiettivo di riorganizzare funzionalmente i servizi idrici del territorio sulla base dei seguenti criteri:<br />
- rispettare l´unità dei bacini idrografici ed il loro collegamento tra bacini contigui tenendo conto delle pianificazioni regionali di risanamento delle acque e degli acquedotti;<br />
- superare l´eccessiva ed inefficiente frammentazione delle gestioni con tutto quello che ciò comporta sul piano dell´adeguamento tecnologico dei servizi;<br />
- definire una tariffa capace di finanziare gli investimenti necessari a migliorare le infrastrutture e a fornire più elevati livelli di servizio;<br />
- conseguire le dimensioni gestionali ottimali dal punto di vista demografico, fisico e tecnico per la migliore e più economica gestione del servizio idrico anche nel senso della tutela degli utenti.<br />
E fin qui non c’è nulla di male. Il problema sta invece nell´applicazione di tale legge che, su scala nazionale si e’ concretizzata con la privatizzazione delle risorse e del servizio idrici, o, come ama dire qualcuno in modo piu’ mascherato, la privatizzazione della gestione delle risorse e del servizio idrici. <strong>Per quale motivo?</strong></p>
<p>Facciamo l´esempio della Sicilia, così al contempo ci spostiamo su situazioni a noi più familiari, anche se gli effetti della privatizzazione dell´acqua sono stati OVUNQUE devastanti. Possiamo affermare con certezza che <strong>nessun privato in alcuna parte del mondo è riuscito a garantire ad oggi un servizio idrico efficiente ed economico</strong>: il proprio interesse, alla fine, e’ stato quello che ha prevalso. Nella nostra regione, la legge viene recepita nel <strong>1999 </strong>dal <strong>Governo Capodicasa</strong>. Il Governo successore, quello di <strong>Totò Cuffaro</strong>, definisce invece gli Ambiti territoriali ottimali. Anziche’ assimilare Comuni che hanno bacini idrici contigui, gli Ambiti vengono fatti coincidere con le nove province, cosi’ come d’altro canto accade nelle altre regioni d’Italia. Ne consegue che Sciacca si ritrova accorpata nello stesso ambito con Palma di Montechiaro, con cui nulla ha da spartire dal punto di vista idrografico. E´ chiaro come la politica ha inquadrato fin da subito gli ATO come ulteriori sistemi di sottogoverno.</p>
<p>In Sicilia, come al solito, la lungimiranza dei nostri politici è andata ben oltre. Da noi, infatti, l´acqua è stata privatizzata due volte. Fino a poco tempo fa L´<strong>EAS</strong>, l’ente pubblico regionale siciliano, con tutti i sui tanti CONTRO e pochi PRO, gestiva l´intero ciclo dell´acqua. Dalla sua estrazione, potabilizzazione ed immissione nei grandi invasi alla sua finale distribuzione. Si è deciso che questo compito, svolto un tempo solamente dall´EAS, doveva essere affidato a due entità: un’entità sovrambito che estrae, potabilizza e immette nei grandi invasi ed un’entità per cosi’ dire locale che invece si occupa della sua distribuzione. Queste due nuove entità, a differenza dell’EAS, sono private: si tratta di <strong>SICILIACQUE SPA </strong>che fornisce l´acqua alle varie <strong>CALTAQUA</strong>, <strong>ACOSET</strong>, <strong>GIRGENTI ACQUE </strong>e via dicendo gli altri nomi delle società che localmente sono responsabili, ciascuna, delle gestione del servizio idrico nelle nove province. Stranamente ogni provincia ha espletato una gara per l’affidamento del predetto servizio. A ciascuna di queste gare o ha partecipato una sola ditta che si è aggiudicato l´appalto o se ne sono presentate due, come nel caso di Caltanissetta, ma la ditta aggiudicataria ha poi assorbito quella sconfitta. Lasciamo a voi le conclusioni.</p>
<p>Andiamo in provincia di Agrigento. I Comuni appartenenti all´ATO Idrico, e cioe’ tutti i Comuni della provincia di Agrigento, affermano all´unisono che l´EAS aveva fallito su tutti i fronti e che bisognava cambiare registro. Come dargli torto? Secondo la famigerata LEGGE GALLI, le scelte di affidamento della gestione del servizio idrico erano tre: gestione pubblica, una gestione mista pubblica/privata, una gestione totalmente privata. I sindaci optano per questa terza soluzione, coscienti del fatto che nessun Comune può fare gli ingenti INVESTIMENTI per il rifacimento della rete idrica e convinti, si spera in buonafede, che il privato sostanzialmente apporti la dovuta qualità ed efficienza alla gestione del servizio, con la possibilità a lungo termine di un maggiore risparmio anche per gli utenti. Questa è un´opinione diffusa che noi de L´ALTRASCIACCA ci sentiamo di certificare. Il privato, nella maggior parte dei casi, gestisce meglio del pubblico, ma non possiamo concordare con tutti quelli che vorrebbero fargli gestire anche i beni essenziali, quali l´acqua e l´aria, che, per ovvie ragioni, devono mantenersi lontani dalle logiche di profitto, in quanto devono sempre essere accessibili a tutti. Nel caso dell´acqua, o dell’aria, <strong>PRIVATIZZARE equivale essenzialmente a PRIVARE</strong>.</p>
<p>Gli Organi dei Consorzio Idrico agrigentino decidono quindi che la gestione del servizio idrico integrato dei <strong>43 Comuni </strong>vada affidato ai privati e per tale finalità viene dato corso ad una gara d´appalto che va deserta le prime due volte. Ancor prima che si deliberasse il terzo bando di gara, quello che riduce la cauzione iniziale, che deve essere versata dalla società privata, <strong>da 37 a 5 milioni di euro </strong>e, di conseguenza, riduce anche le garanzie per il Consorzio, era noto a tutti che la<strong> VOLTANO SPA</strong>, società partecipata da <strong>10 Comuni </strong>facenti parte dell´ambito territoriale (<strong>Agrigento, Aragona, Comitini, Favara, Joppolo Giancaxio, Porto Empedocle, Raffadali, San Biagio Platani, S. Angelo Muxaro, Santa Elisabetta</strong>) aveva da tempo intrapreso contatti con l´<strong>ACOSET SPA DI CATANIA </strong>amministrata da Giuseppe Giuffrida per partecipare a questa gara creando un´ATI, ovvero un’associazione temporanea di imprese.</p>
<p>Nonostante la denuncia da parte di alcuni sindaci del conflitto di interessi strutturale e permanente che in cui si sarebbe venuta a trovare la nostra provincia con <strong>il CONTROLLORE (l´ATO IDRICO) che coincide con il CONTROLLATO (L´ATI)</strong> mediante la partecipazione della VOLTANO SPA all´interno di quella che conosciamo come GIRGENTI ACQUE SPA, viene ugualmente stabilito di espletare la gara e questa viene aggiudicata all´unica ditta partecipante mentre, in provincia, qualche altro sindaco comincia ad aprirsi gli occhi ed a ravvedersi sull´errore che era stato commesso. Si costituisce così un Comitato di Sindaci e Comuni contrari alla privatizzazione del servizio idrico e comincia a montare la protesta. La Regione Sicilia riconosce il conflitto di interessi rappresentato dalla VOLTANO SPA attraverso un parere del suo ufficio legislativo e legale, ma l´ARRA (Agenzia Regionale dei Rifiuti e delle Acque) con un telefax datato 21 Dicembre 2006 rivolge una diffida all´ATO Idrico di Agrigento affinché deliberi sull´affidamento del servizio al nuovo gestore privato entro tre giorni.</p>
<p>Il presidente del Consorzio, nonché  presidente della Provincia di Agrigento, <strong>Vincenzo Fontana</strong>, con un telegramma inviato ai sindaci alle ore 18.33 dello stesso 21 Dicembre ed ovviamente recapitato l´indomani, 22 Dicembre 2006, convoca l´assemblea dell´ATO per le ore 23:00 del giorno 22 in prima convocazione ed in seconda convocazione per le 9:00 del giorno successivo. Il 28 Dicembre 2006, in piene festività natalizie, visto che l´assemblea non riusciva a deliberare poiché diversi sindaci adesso si opponevano anche per le modalità di convocazione che non rispettavano i termini stabiliti dallo statuto, l´ARRA nomina un <strong>COMMISSARIO AD ACTA, il dott. Puccio</strong>, che provvede al posto loro all´affidamento del servizio alla GIRGENTI ACQUE SPA.</p>
<p>Nel 2007 in Italia vengono raccolte oltre <strong>400.000 firme </strong>dal Forum dei Movimenti per l´Acqua e viene promossa una legge di iniziativa popolare. Si contrastano fortemente i provvedimenti di privatizzazione dell´allora Ministro del Governo Prodi, on.le Lanzillotta e si riesce ad ottenere una moratoria sull´acqua. Quest´ultima stabilisce che, in attesa di discutere in Parlamento la legge di iniziativa popolare che punta decisamente ad una gestione pubblica dell´acqua, debbano essere sospesi tutti gli affidamenti idrici per 12 mesi. La moratoria acquisisce però la sua validità dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 29 Novembre 2007. Due giorni prima di tale data, <strong>il 27 Novembre 2007 alle ore 23.30 si riuniscono, di fronte ad un notaio, Vincenzo Fontana, presidente della Provincia di Agrigento, e Giuseppe Giuffrida, amministratore delegato di Girgenti Acque SPA, e firmano la convenzione di gestione</strong>.</p>
<p>Come vedete è tutto un susseguirsi di forzature di cui l’ultima, in ordine di tempo, è rappresentata dal “prestito dei locali della provincia di Agrigento a Sciacca” all’ente privato per ricevere il suo pubblico. GIRGENTI ACQUE, che abbiamo imparato a conoscere apprezzandone i disservizi, la non disponibilità di uffici nella nostra città, la non disponibilità di un numero verde ed i mancati investimenti in questi ultimi lunghi 15 mesi che sono intercorsi dalla consegna delle reti da parte del Comune di Sciacca, avvenuto nel maggio 2008, ha preso definitivamente piede.</p>
<p>E noi abbiamo smesso di ridere!</p></blockquote>
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		<title>Decorami che ti &quot;spezzo&quot;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 05:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Gallo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Risale a lunedì scorso, l&#8217;allocazione nel centro storico di Sciacca del nuovo decoro urbano. A Distanza di pochissimi giorni però il decoro urbano, a parte le varie critiche mosse, da parte dell&#8217;associazione ceramisti, ha cominciato a subire la deturpazione da parte dei soliti vandali saccensi. Stasera passando da via roma ho potuto constatare che già [&#8230;]]]></description>
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<p>Risale a lunedì scorso, l'allocazione nel centro storico di Sciacca del nuovo <strong>decoro urbano</strong>. A Distanza di pochissimi giorni però il decoro urbano, a parte le varie critiche mosse, da parte dell'associazione ceramisti, ha cominciato a subire la deturpazione da parte dei soliti <strong>vandali</strong> saccensi. Stasera passando da via roma ho potuto constatare che già una pianta dell'ultimo vaso posizionato nella via è stata <strong>spezzata</strong>.</p>
<p>Come vedete in foto, il vandalo o l'annoiato saccense, qualsivoglia chiamare ha deciso di dare una "<strong>potatura</strong>" alla povera pianta, che è durata pochi giorni dalla sua allocazione. Confutando i tempi con cui è stato mosso il primo attacco, le altre piante avranno pochi giorni da stare serene nei loro vasi. Si spera che qualche controllo, o solamente il buon senso del cittadino saccense porti a mantenere per lungo tempo un decoro che, ricordiamo, è sempre pagato con le nostre tasche non è mica qualcosa da distruggere immediatamente.</p>
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		<title>I falò di ferragosto a Sciacca</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 16:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Gallo]]></dc:creator>
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<p>Anche quest'anno nelle notti tra il 14 e il 15 agosto nelle coste saccensi, nonostante l'ordinanza della capitaneria di porto, che vieta l'accensione di fuochi in spiaggia, si sono svolti centinaia di falò organizzati da ragazzi e non.</p>
<p>I falò in spiaggia come gli altri anni si sono svolti normalmente, anche se qualche disappunto sulle giornate del 14 e 15 si può esprimere.</p>
<p>Il 14 i falò sono stati concentrati nella zona di San Giorgio, molta affluenza da sciacca ed anche dai paesi limitrofi. Il falò si è svolto in modo abbastanza tranquillo, tra la musica dei chioschi, balli e bagni notturni. Nota dolente il fatto di poco controllo dell'autorità in questa zona per quanto riguarda il consumo di alcol e della viabilità. L'indomani dei bambini andati con la famiglia si sono ustionati i piedi a causa di un fuoco non spento e soffocato dalla sabbia la sera prima.</p>
<p>Il 15 i falò organizzati a San Marco ed alla Foggia si sono contraddistinti dal forte controllo posto ad opera delle guardia costiera, dalla polizia, dai carabinieri e dalla guardia di finanza.</p>
<p>In zona Foggia i falò, quest'anno molto frequentati, erano organizzati in piccole feste dotate di impiantistica da discoteca. Molto divertimento per i giovani  lontani dai controlli più serrati della zona di San Marco. Peccato che poi i tanti giovani si son dimenticati di portare via tutte le varie rimanenze delle festicciole, costringendo gli operai delle sogeir a lavorare dalle 7 alle 14 per portare la spiaggi di nuovo transitabile. Trovato pure un carrello della spesa, usato forse per il trasporto delle legna. Un ragazzo la mattina del 16 si è tagliato a causa di una bottiglia rotta tra la sabbia.</p>
<p>In zona San Marco situazione più tranquilla rispetto gli anni precedenti. Difatti i controlli delle forze dell'ordine hanno fatto preferire altre location rispetto l'abituale San Marco.</p>
<p>I falò diventati ormai tradizione, non autorizzati, ma fatti fare lo stesso dovrebbero almeno stimolare un senso civico nel chi li fà. Portando gli organizzatori e partecipanti a dare almeno una pulizia sommaria del luogo adibito al falò, evitando così le situazioni della foggia ed i vari incidenti che possono procurare ai bagnanti l'indomani mattina.</p>
<p>foto: mgpbiella.altervista.org</p>
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