I gay non portano la Minigonna !!!
By Sciacca Bloggalo at 25 marzo, 2010, 11:45 pm
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di una nostra concittadina, nonchè blogger del nostro network. Buona lettura.
Quest'anno niente Carnevale, spostata al caldo di maggio l'inimitabile festa popolare, a noi saccensi così tanta cara !!!
E' un po’ sconosciuta, se non in pochi e rari casi, al resto dell’Italia, ma " io vivu e minni ... ".
A nessuno, a quanto pare, sembra strano vedere i nostri pezzi di carri in giro per la penisola e, anche se non ne capisco il senso, so che fa parte della nostra storia e cultura non valorizzare le nostre ricchezze, restando chiusi in un turismo autoreferenziale.
Questo però non vuole esser un articolo sui motivi dell’assenza di slancio del nostro “tipico”, ma un riflessione sul significato delle parole e delle piccole cose.
Il Carnevale, oltre ad essere una festa di scialu è un modo di trasmettere significati, fare critica, satira, opinione: insomma un modo di fare cultura;
L'anno scorso ascoltando un inno (simpatico e orecchiabile, non c'è che dire) questo intento pedagocico/educativo l’ho visto vacillare e non poco.
Non è l’idea di giocare sui costumi sessuali di una parte della nostra società, ma il modo irrispettoso con cui questo viene fatto in alcuni passaggi dell'inno.
Mi riferisco alle parole del testo che toccano la sfera più intima di ogni individuo, proprio perché inerenti le scelte sessuali e la soggettiva identità di genere.Gli omosessuali vengono nell'inno descritti come delle star da circo, regalo inatteso della natura, delusione per gli aspiranti genitori.
Fermo restando la bellezza dell’inno, uno dei tormentoni dell'edizione 2009, sembra doveroso fare delle precisazioni, sia come cittadina di Sciacca che come donna impegnata nella lotta contro ogni forma di discriminazione di genere e di violenza contro le donne.Penso, ad esempio, grazie ad uno spunto di riflessione avuto da un amico, a quanti ragazzi in formazione della loro identità di genere sono stati bombardati nel sociale da alcune parole dell'inno con la conseguenza di alterarne il processo di maturazione, riconoscimento e accettazione di sé.
Conosciamo bene, infatti, le realtà interne ai gruppi dei pari specie nei piccoli centri in cui non è facile esprime liberamente le proprie scelte sessuali senza divenire oggetto di scherno o vergogna per la propria famiglia.
Allora, sembra che alcune realtà debbano necessariamente essere negate, che nel sud l’omosessualità non esiste o meglio sarebbe meglio che non esistesse;
se si decide di parlarne prendiamola come una maschera, una burla di carnevale che poi tanto finita la festa il costume lo riponi nel cassetto, un po’ come fanno i saccensi che a Carnevale fanno quello che di solito non fanno, anche un argomento così delicato, ma sì usiamolo pure, tanto poi la beffa e la ferita bruciano insieme a Peppe Nappa!!
Invece credo che dovremmo fare attenzione e iniziare a pensare che alcune parole restano e segnano bruciando la sfera più intima dell’intimità dei ragazzi e chi fa cultura e satira dovrebbe tenere conto soprattutto di questo.
L’intento, se reale e non mascherato da finta apertura, di far emergere il fenomeno va bene, ma crediamo che una modalità più rispettosa sarebbe stata più corretta, adeguata, ma soprattutto più efficace !
Ad un anno di distanza ci auguriamo che la prossima edizione sia carica di una sana satira, molto più discreta e delicata !!!Dott.sa Monica Siracusa
socia fondatrice dell’ Associazione Attivamente Coinvolte Onlus
