Sciacca a misura di turista… sulla carta
By Calogero Parlapiano at 7 aprile, 2009, 9:53 am
Sciacca è una città di quarantamila abitanti. Nei periodi di maggior afflusso turistico, ossia in estate, specie ad agosto, può anche superare tale cifra. Sciacca può o potrebbe quindi definirsi tranquillamente una città turistica. Poi dando un’occhiata approfondita in giro, ci rendiamo facilmente conto di quanto ancora ci sia da fare, da sistemare, per crescere sotto ogni punto di vista. Non bastano i grandi investimenti di società private plurimilionarie come la Rocco Forte e come la prossima Sol Melia a darci i connotati di città a dimensione turistica. Quei grandi colossi alberghieri rischiano di essere o di diventare solamente delle oasi nel deserto ed il loro impatto positivo sulla nostra città è tutto ancora da verificare. Serve una città che sia a dimensione di turista senza scordare di diventare a dimensione di cittadino. Basta fare alcuni rapidi esempi. Nonostante l’inaugurazione del recente parcheggio di via modigliani, la questione parcheggi è ancora di difficile gestione né sicuramente nessuno poteva illudersi di risolvere tutto con un parcheggio per 60 posti auto. In generale la situazione viaria è per usare un eufemismo a dir poco allarmante: a Sciacca ormai è impossibile trovare una strada qualsiasi, centrale o periferiche, che sia sprovvista di buche o perdite idriche, che non abbia carenze nell’illuminazione o nella segnaletica, che garantisca una sicura percorribilità. Mancano, sempre per restare in tema di strade, un servizio trasporti degno di questo nome, una stazione degli autobus o perché no, un servizio navetta che riconduca il centro città alle mete principali del nostro territorio. Ma già queste sarebbero idee troppo avveniristiche per chi sembra non puntare molto sullo sviluppo turistico di Sciacca.
Allargando gli orizzonti, potremmo discutere sulla quantità e la qualità dei nostri servizi, di quello che potremmo essere in grado di offrire. Le terme sono ormai un organismo perennemente in agonia, le nostre risorse curative, dalle stufe ai fanghi, dalle acque termali alle piscine non trovano il giusto interesse da parte di amministratori spesso disattenti mentre in altre città, più piccole, senza le nostre risorse termali, costruendo dal nulla beauty farm, sono rinomate e vivono solo di quello: insomma chi ce le ha le distrugge, chi non le possiede se le inventa.
Le incompiute. Deve essere uno spettacolo esilarante per un turista che venga a Sciacca imbattersi in apocalittici mostri di cemento come la Chiesa della Perriera, il teatro Samonà, le piscine comunali o in strutture come il vecchio ospedale di via figuli abbandonato a sé stesso o come lo stadio comunale, mai regolarizzato alle vigenti norme di sicurezza sportiva. Meno male, quantomeno, che mai ad un turista che si trovi a Sciacca verrà in mente di passare una domenica allo stadio: non giochiamo mica in Coppa Campioni.
Molti stranieri soprattutto decideranno presto di andare a fare il bagno nella vicina Menfi la quale da anni può sventolare, fiera, la bandiera blu, per la pulizia del proprio mare mentre a noi puntualmente tocca fare i conti con la non balneabilità della zona di Sovareto, la spiaggia principale per tutti coloro che vengono a soggiornare presso gli alberghi della Sitas. Piccoli insignificanti dettagli. Altri ancora troveranno bizzarro invece andare a fare wind-surf presso la solita frana di via ulisse, in contrada San Marco: su quella curva, da anni, si scivola meglio che su qualsiasi onda marina.
Per i turisti un po’ più avanti con l’età risulterà benefica una bella passeggiata presso la nostra semidistrutta villa comunale o all’interno della villa delle terme che presenta puntualmente fontane spente, sporcizia di ogni genere e piscine spesso chiuse, o una bella camminata nei dintorni della valle bagni dove potranno godere della vista delle vecchie terme, ristrutturate ed abbandonate, della strada impraticabile che porta al Museo del Mare e dello stesso Museo, da tempo ultimato ma mai aperto.
I più giovani potranno sbizzarrirsi grazie alla movida saccense, alle due settimane, se tutto va bene, di spettacoli estivi, ai negozi aperti fino a quando c’è il sole, alle discoteche lontane soltanto qualche decina di chilometri.
Potremmo correre di museo in museo se solo l’antaquarium di san Calogero non fosse chiuso inspiegabilmente da anni, se il museo Scaglione non fosse aperto soltanto durante gli orari comunali, se il complesso Fazello o Santa Margherita ospitassero più di frequente mostre, presentazioni ed iniziative culturali.
Non rimane che poter fare una bella passeggiata presso il nostro lungomare dello Stazzone, peccato che tra lavori in corso, usura della costa, pezzi franabili ed odore, si fa per dire, nauseabondo risulta essere un’impresa superare questa sfida.
Tralasciando di parlare almeno della sagra della salsiccia che è diventato il nostro carnevale, dobbiamo affermare che non possiamo fregiarci dell’appellativo di città turistica solo sulla carta. Il turismo non può essere certificato da nessun ente, locale o regionale, ma deve essere una missione collettiva, dove ognuno deve fare la propria parte per lavorare al bene comune e rimboccarsi seriamente le maniche poiché di annunci e titoli cartacei i turisti non se ne fanno nulla.
Calogero Parlapiano – tratto da “Controvoce”










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