La Gran Bretagna scritta…a "Matita" – terza puntata

By at 5 maggio, 2009, 9:00 am

Dopo la parentesi calcistica della scorsa settimana, torno a raccontarvi, lettori di Bloggalo!, dell’organizzazione universitaria dei corsi in UK.

Nel paese della regina Elisabetta esiste una triennale, come in Italia, alla fine della quale si è laureati. Con una laurea in tasca, lo studente inglese ha dimostrato d’essere “in gamba” e può aspirare a qualsiasi professione. Ho conosciuto chimici che lavorano per il reparto finanze del governo inglese, biologi che lavorano per imprese edili e stimano quanto può venire a costare la costruzione di un palazzo, e così via.

Chi decide di continuare a studiare, può pagarsi il MASTER, che non è altro che la nostra laurea di secondo livello, che però in Inghilterra dura solo un anno, consta di pochi esami, per lo più pratici e mirati alla formazione professionale. Sia nei corsi triennali, sia nei master, non ci sono delle vere e proprie sessioni d’esame, in quanto durante i corsi, gli studenti sono sottoposti a vari “compiti per casa”, che loro chiamano “assignments”, e consistono nello scrivere saggi, elaborare delle presentazioni per la classe, lavori di gruppo e altro ancora. Gli esami veri e propri, per chi li ha, sono quasi sempre scritti e i risultati si hanno dopo un mesetto circa, ricevuti per posta, tradizionale o elettronica.
In seguito si può aspirare ad un dottorato di ricerca, in UK chiamato PhD. In Italia, per ogni università, c’è un numero di borse disponibili e tramite concorso si può accedere al dottorato, che è retribuito. Poche centinaia di euro al mese, ma retribuito. In Italia lo studente s’illude di svolgere un piccolo lavoro e di percepire uno(seppur misero) stipendio mensile. In Inghilterra, lo studente paga l’università per poter fare ricerca! Il dottorato è visto come un altro corso di studi che lo studente decide di frequentare, e quindi di pagare. Poi ogni professore decide quanti studenti PhD volere nel suo staff. In questo modo i soldi per la ricerca non mancano e viene svolta in modo soddisfacente anche a livelli universitari. Di contro uno studente si ritrova a cercare un lavoretto part-time per non doversi fare mantenere ancora dalla famiglia dopo laurea triennale e master. E dopo tutti questi corsi, in Inghilterra, come in Italia, lo studente deve svoltarsi le maniche e farsi largo nel mondo del lavoro, facendo più o meno fruttare questi suoi titoli!

Chiudo parlandovi dell’anomalia che riguarda le tasse universitarie: in Italia ci sono molte agevolazioni per gli studenti stranieri, lavoratori o in situazioni particolari di reddito. In UK è diverso. Gli studenti extra-europei devono pagare delle tasse universitarie davvero esose, che superano di molto quelle che invece pagano gli studenti europei (per non parlare di quelli britannici). Ma la cosa non sembra scoraggiare gli studenti extraeuropei che affollano la comunità britannica e ne fanno ormai parte integrante, regalandole quella multi etnicità che, almeno nelle nostre zone, manca ed è ancora vista come una stranezza.

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