19 Luglio 1992
By Sciacca Bloggalo at 19 luglio, 2009, 8:00 am
(est.) Chi sa lottare con eccezionale coraggio e generosità, fino al cosciente sacrificio di sé, per una ragione o un ideale ritenuti validi e giusti: morire da eroe; battersi, sacrificarsi da eroe per la fede, per la scienza, per un'idea politica │ (est.) Uomo illustre per virtù eccelse e in particolare per valore guerriero: gli eroi del Risorgimento │ L'eroe dei due mondi, (per anton.) G. Garibaldi │ (iron.) Persona coraggiosa solo a parole: eroe da poltrona │ Fare l'eroe, detto di chi vuole affrontare rischi o pericoli senza una vera necessità.
Questo è il significato che il Dizionario 2010 Zingarelli assegna al termine eroe. In effetti leggendo bene sembrerebbe calzare alla perfezione col nostro uomo.
Ecco, per me sta qui la vera differenza. Probabilmente mi attirerò alcune pesanti critiche o inimicizie, ma io a lui, Paolo, non volgio consederarlo un eroe, ma un uomo.
In Sicilia di eroi non ne abbiamo mai avuti, e se ce ne sono stati, non so fino a che punto lo erano davvero, ma di uomini...bif, a tinchitè! Uomini che a volte nell’ombra, senza rumore, senza pavoneggiarsi, con il popolo e fra il popolo hanno costruito, fomentato, fatto pensare.
Ecco cos’è per me Paolo Borsellino, un uomo, che con la gente, fra la gente ha voluto fare il suo lavoro e dovere, credendoci e andando fino in fondo, nonostante le ipocrisia intorno a lui.
Quel 19 Luglio del 92, io non mi trovavo neppure a Palermo. Ero fuori, in una altra città, una città di polentoni, gente lontana anni luce dal nostro modo di vivere e che poca o nulla sa dei siciliani veri, non quelli da fiction televisiva da quattro soldi o da stereotipo. Piccolo ero, ragazzino, da poco rattristato, incazzato, imbestialito, avvilito, umiliato per quello che era successo ad un altro vero uomo.
Cosi la notizia mi raggiunse a tipo na timpulata! Avevo pensato nella mia immensa ingenuità, ora basta, ora si fermeranno, la gente, i siciliani onesti si sono rotti i cabbasisi, non andranno oltre, ed invece mi sbagliavo. Ricordo ancora con amarezza il commento di uno dei polenta coi quali avevo a che fare lassù.
“Sono tutti mafiosi li sotto, tutti uguali! La Sicilia ed i siciliani dovrebbero essere espulsi dall’Italia!“. Lo diceva mentre gli altri gli facevano segnali di tutti i tipi, il mentecatto non sapeva che io fossi di Palermo. Ma mentecatto forse non era lui, ma i genitori che gli avevano dato quella educazione. Ai tempi ero una testa piuttosto calda, e ricordo che il mio unico istinto fu quello di andare lì e scavallarici na tistata. Ma non lo feci, mi veniva da piangere, da urlare ma io sazio mai ai cristiani, si putievano manciari cu Sali!
Semplicemente andai via e salii sopra a casa. C’era mia madre davanti la TV, lei donna tutta di un pezzo, mai una lacrima, non appena mi vide rientrare si asciugò subito gli occhi mi fece sedere lì accanti a lei a vedere il telegiornale. Cosi seppi che non era stato ucciso quel giorno un solo vero uomo, ma molti altri, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina e una vera donna Emanuela Loi, la prima donna poliziotto ad essere uccisa da quella merda chiamata Mafia. Anzi mafia, con la m minuscola. Ci avevano tolto in colpo solo, 7 uomini o eroi che dir si voglia.
Loro facevano tutti parte di un progetto, un progetto per il popolo siciliano con il popolo siciliano. Eppure ascoltavo il telegiornale, e non vi erano che solo pochi accenni a loro, a quei poliziotti che avevano dato la vita per cercare di proteggere un altro uomo che credeva in qualcosa di diverso, in un cambiamento possibile, in un’idea di giustizia.
Immagino che ci saranno le solite marce, congressi, discussioni, commemorazioni attorno all’albero, e molto altro ancora. Tutte cose giuste e leggittime alle quali pure io ho partecipato in passato.
Non sarò in Sicilia e neppure in Italia quel giorno io. In quella Sicilia ed Italia che li ha lasciati soli e che ogni anno li commemora per la gente, ma decisamente così lontano dalla gente.
Testo di Alessandro Panno.
Illustrazione di Flavia D'Anna.










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